Beati gli ultimi
Complimenti al quarto in classifica il maratoneta in ritardo,
povero atleta con i piedi in fiamme e la dignità
di arrivare senza medaglia all’ultima meta
Complimenti in quanto significa che è possibile credere ancora
a una vittoria senza corona.
(S. Bersani)
Mi è arrivata una mail da un amico “furbo”. Ne condivido un pezzo con voi.
“So che sei esperta di boxe, ma col ciclismo? Boh, allora sappi che anticamente la maglia nera era una delle nobili che di tappa in tappa vestivano i pedalatori del Giro d' Italia. Era quella riservata all'ultimo atleta in classifica generale. Il ciclista in maglia nera spesso diveniva un idolo delle folle, emblema fulgido del sacrificio in nome di un principio, del dolore come catarsi, del sudore come l'umile che può riscattarsi. Le donne andavano matte per la maglia nera, gli gettavano fiori, a volte fazzoletti profumati e mutandine, qualcuna, imprudente, restava impigliata nelle razze provocando focose sbucciature a entrambi.
Portare la maglia nera era una questione tanto sentita che anche gli sponsor erano attirati dall'ultimo in classifica e così in troppi tirarono a vestirla stando bene attenti a non finire fuori tempo massimo nella tappa di ogni giorno, pena la squalifica. Una corsa all'arrivare ultimi che in breve portò l'organizzazione del giro ad eliminare la maglia nera dall'abbigliamento onorifico della grande corsa a tappe.
[…] ”
In realtà non è che io sia esperta di boxe, ma essendo cresciuta in una barbieria, mi è diventato familiare quantomeno il gergo. E le discussioni sugli incontri di pugilato, disputati o da venire, s’accendevano tra i clienti e la mamma che sul divano con pari autorevolezza e divertimento coniugava uncinetto e passioni sportive. Gancio, montante, ko tecnico, personalissimi cartellini, portano con sè l’odore di sapone da barba, di shampo, di impolverate tute da lavoro e di infanzia.
Anche il ciclismo era moneta corrente, ma questa cosa che racconta la mail non la sapevo. Leggerla mi è piaciuta molto.